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Sull’orlo di un esaurimento? Scopri con noi come il mondo sta cambiando (in meglio) e come se la (s)passano i tuoi coetanei.

Una bella inchiesta del National Council of the Aging apre la porta all’ottimismo: quando invecchiamo, se confrontiamo le nostre esperienze sessuali con quelle giovanili ci sembra che la soddisfazione sia migliore adesso che allora. Pionieri del nuovo secolo e ricchi di possibilità sconosciute ai loro genitori, grazie ai progressi di scienza e medicina i cinquantenni e gli ultracinquantenni godono di buona salute e di una funzionalità sessuale quasi infinita. Risultato: in parallelo con questi cambiamenti, anche le aspettative riguardo alla qualità della vita sessuale sono aumentate. E questo, come vedremo, sta davvero cambiando tutto…

La popolazione europea sta invecchiando perché la durata della vita si allunga e la natalità diminuisce. Raggiunti i 65, in media un uomo vivrà altri 15.8 anni, una donna 17.6. Un bambino nato nel 1997 può aspettarsi di vivere 29 anni più a lungo di uno nato nel 1900. Tra il 1998 e il 2050 il numero di ultrasessantacinquenni nell’Europa occidentale aumenterà del 200%, e nel 2030 questa fascia rappresenterà un quinto della popolazione totale; i dati dell’ultima conferenza delle Nazioni Unite (2002) indicano che il declino della fertilità nel mondo occidentale porterà le nascite al di sotto del livello di sostituzione entro i prossimi 20 anni, mentre la popolazione globale inizierà a diminuire intorno al 2050. E il sesso in tutto questo? Se la popolazione invecchia, le disfunzioni sessuali aumentano: per esempio nel 2025 la disfunzione erettile riguarderà più o meno 350 milioni di uomini

Prima del Viagra...

Le indagini sull’attitudine e il comportamento sessuale negli ultracinquantenni sono meno frequenti rispetto alle altre fasce di età, in linea con la visione negativa che la società continua a mantenere nei confronti della sessualità degli anziani. Ma dove gli studi sono stati condotti, i risultati sono sorprendenti. Il Consumer’s Report (Stati Uniti) degli anni ’70 si occupava specificamente della sessualità degli ultracinquantenni fino alla soglia massima di 80 anni; “generazione silenziosa”, secondo l’autore del Report, che più erano attempata e meno era disponibile a parlare di cose di sesso. Ma nonostante tutto, anche i più riservati consideravano il sesso molto importante, molti lo praticavano, e pochissimi vedevano una correlazione tra soddisfazione sessuale e disfunzione sessuale - per esempio i soggetti che avevano problemi di artrite non ritenevano che la loro ridotta mobilità condizionasse la qualità del rapporto. In generale, il proseguimento dell’attività sessuale risultava declinare di pari passo con l’interesse, anche se l’importanza dell’intimità fisica non diminuiva in assenza di penetrazione. Un’indagine svolta in Inghilterra nel 2001 e orientata esclusivamente agli ultracinquantenni fornisce risultati molto simili: l’attività sessuale declina con l’età ed è limitata soprattutto dalla disponibilità di un partner. La frequenza dei rapporti sembra correlata inversamente alla durata della relazione, ed è considerata una concausa del declino dell’attività sessuale con l’età, anche se il declino, secondo questo studio, è quasi istantaneo: tra il secondo e il quinto anno di vita coppia i rapporti sessuali diminuiscono del 50%, mentre il picco di frequenza ha luogo nei primi due anni…

Nel 1998 il National Council on Aging ha pubblicato uno studio sul comportamento sessuale di 1300 americani di 60 o più anni: il 61% degli uomini e il 37% delle donne erano sessualmente attivi, e la diminuita frequenza dell’attività sessuale femminile è da imputare sia alla relativa indisponibilità di partner maschili, sia alla longevità delle donne che come tutti sanno è superiore a quella maschile. Il 39% degli intervistati era soddisfatto della propria sessualità anche se non svolgeva alcuna attività sessuale, ma gli uomini avrebbero voluto “più sesso” due volte più delle donne. Due terzi degli intervistati riteneva che la propria vita sessuale fosse più soddisfacente adesso di quando aveva 40 anni, il 79% degli uomini e il 66% delle donne considerava la vita sessuale attiva una parte importante della relazione. Alla domanda “quali sono le qualità importanti in un partner?” il 90% ha citato la moralità, una personalità gradevole, il senso dell’umorismo e l’intelligenza, ma le donne citavano più frequentemente degli uomini “la sicurezza economica”, e gli uomini più frequentemente delle donne “un partner interessato al sesso”

...e dopo il Viagra

L’andropausa 
La diminuita capacità di eccitazione può restare inosservata fino a quando, più in là nella vita, non compare la disfunzione erettile. Il declino nella produzione degli ormoni androgeni inizia già a partire dai trent’anni ma dopo i 50 si accelera, giustificando almeno in parte l’uso del termine “andropausa”. I sintomi variano da persona a persona, la loro comparsa è in genere graduale e si presenta con segnali sottili, talvolta difficili da identificare. La sindrome è caratterizzata da:

  • calo del desiderio sessuale e della qualità dell’erezione, soprattutto di quella notturna

  • cambiamenti di umore associati a declino delle prestazioni mentalie e della capacità di orientamento spaziale, stanchezza, depressione, talvolta rabbia

  • diminuzione della massa magra con perdita del volume muscolare e di forza

  • diminuzione dei peli e alterazioni della pelle

  • diminuzione della densità ossea

  • aumento del grasso viscerale

La Modern Maturity Sexuality Survey condotta negli Stati Uniti persone voleva scoprire “il ruolo della sessualità nella qualità di vita degli adulti più anziani”, e il modo in cui i farmaci come il Viagra avevano modificato la loro soddisfazione sessuale. Le risposte sono state quasi unanimi su almeno un punto: una buona relazione sessuale è importante quanto la qualità di vita complessiva, ma è meno importante della qualità della relazione interpersonale in sé. Ciononostante, lo studio ha consentito di scoprire un gap generazionale che fa prevedere che i baby boomers odierni quelli che oggi hanno cinquant’anniin futuro saranno molto meno disponibili ad accettare l’astinenza rispetto alla generazione precedente. La Organon Sexuality and Well-being Survey condotta su donne tra 50 e 60 anni di età nel 2001 ha stabilito le priorità di “una vita sessuale soddisfacente”: averla è molto importante per l’80%, il 29% ha 5 o più rapporti al mese, il 16% quattro, il 17% due o tre e il 18% uno solo o nessuno. L’attività sessuale è più importante per le più giovani (da 50 a 55 anni), le lavoratrici, le donne che hanno un compagno ma non convivono, e che sono sottoposte o vogliono sottoporsi al trattamento ormonale sostitutivo.

pagina aggiornata a martedì 11 marzo 2014
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