giovedì 29 luglio 2010

 
 
a cura del dr. Alessandro G. Littara

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Défaillance? Come gestire un problema erettile

“E’ la prima volta, non capisco cosa mi succede…”. I problemi erettili vengono quasi sempre vissuti molto male dagli uomini, che li considerano veri e propri attentati alla loro virilità. L’uomo tende a chiudersi in se stesso, diventando perfino aggressivo. Ma a conti fatti, come reagiscono le donne nel caso di specie?

Nonostante riguardino milioni di persone e provochino una forte sofferenza psicologica, i disturbi dell’erezione stentano a uscire dall’ambito intimo della camera da letto. Per l’uomo, è l’apocalisse. Nelle società contemporanee lo stereotipo maschile è efficace e performante, e i problemi fanno riemergere di colpo la paura di non essere un uomo. Feriti, alcuni reagiscono accanendosi e sforzandosi a qualsiasi costo di arrivare in fondo mentre altri si chiudono, incapaci di esprimere emozioni e sentimenti - comportamenti che tendono in realtà ad aggravare la situazione. Per superare la crisi bisogna parlarne! In situazioni di questo tipo, gli uomini non sono molto coraggiosi o molto fantasiosi: meno di un terzo inciterebbe la partner a proseguire il rapporto in un altro modo, anche se per le donne carezze e tenerezza sono elementi altrettanto importanti della penetrazione. Le statistiche confermano che le donne, nella maggior parte dei casi, banalizzano l’evento. Per due terzi di loro, “non è niente” o “passerà”, e in genere adottano un’attitudine confortante e positiva:

  • il 92% rassicura il compagno

  • il 78% si sforza di stimolarlo

  • il 60% lo incita a proseguire in un altro modo

Meno di un terzo si sente toccata personalmente dalla perdita dell’erezione. Più spesso, è il comportamento maschile
a turbarle:

  •  il 44% è destabilizzato dall’evento

  • il 14% vorrebbe parlarne e soffre per l’assenza di comunicazione, oppure non capisce perché il rapporto non potrebbe proseguire secondo un’altra modalità

  • il 6% non capisce perché l’uomo è incapace di essere affettuoso

Insomma, a condizionare la reazione delle donne sarebbe soprattutto l’atteggiamento maschile.

Rocco Siffredi e altri miti
Come uscire dall’assenza di dialogo? Anche se il primo passo non è mai facile, solo ristabilendo una vera comunicazione si potranno superare le difficoltà. Una volta che i partner sono sulla stessa lunghezza d’onda le soluzioni arrivano da sole - con un po’ di immaginazione e di buona volontà, ben altri mezzi possono compensare questo tipo di problema. Tuttavia, il ripetersi del problema può diventare critico, spingendo molti uomini a mettere la vita sessuale tra parentesi. Si tenderà a diventare aggressivi, oppure a ostentare indifferenza, la maggior parte si convincerà a farsi visitare solo su insistenza della compagna. Solo a partire dalla quinta défaillance le donne giudicano grave il problema e incitano il partner a rivolgersi al medico, tuttavia non nella maggioranza dei casi: il 58% delle donne pensa infatti che il problema sia troppo intimo per parlarne con altri, e tre uomini su quattro non hanno mai parlato a nessuno della propria disfunzione erettile.

Dopo la scoperta degli induttori di erezione, l’opzione farmacologica sembra essere la soluzione ideale e più rapida, ma non secondo le donne. Quasi una su quattro si è già confrontata con problemi erettili, e non sempre sa come comportarsi. Vissuta dall’uomo come una svalorizzazione terribile, la défaillance risulta tanto più problematica in quanto a differenza delle donne gli uomini costruiscono la propria identità virile intorno al fallo – una visione ristretta che fa di un eventuale incidente un evento sproporzionato. Per il 40% degli uomini, ciò che li ferisce di più in questo caso è l’impossibilità di soddisfare la compagna, e non solo per amorevole altruismo. Secondo alcuni psicologi, questa reazione può anche essere analizzata come un soprassalto di narcisismo: procurando piacere alla partner, l’immagine virile che si ha di se stessi viene valorizzata. Cosa raccomandare alle donne? Prima di tutto, la défaillance non è sinonimo di mancanza di desiderio, anzi spesso è vero il contrario – troppa emozione compromette l’erezione. Inutile quindi sentirsi in colpa o ferite nella femminilità. Quale ne sia la vera ragione, la preoccupazione di procurare piacere sottolinea l’importanza dell’altra nella relazione sessuale. Per tre uomini su quattro, in caso di problemi l’interlocutore privilegiato resta la partner, tanto più che un problema erettile può essere la punta dell’iceberg di altri problemi di coppia. Le tensioni possono improvvisamente emergere sotto le coperte… ma attenzione a non assumere un atteggiamento angelico: il 13% degli uomini ha tentato di “rassicurarsi” iniziando una relazione con un’altra donna.

Insomma, le donne di cui tanto si parla, cosa pensano davvero? Per la maggioranza di loro la défaillance occasionale non è un problema, solo l’11% ha un’attitudine negativa. E’ una percentuale non trascurabile, perché il comportamento femminile in questi casi favorisce l’installarsi del problema. In particolare gli uomini più giovani sarebbero molto sensibili alla reciprocità nella relazione, per loro la crescita sessuale si gioca in due. Il ruolo della donna emancipata è una lama a doppio taglio. Più consce dei propri desideri e più attive nella relazione, le donne contemporanee generano meno frustrazioni, ma talvolta hanno l’esigenza di una sessualità ideale e quasi inaccessibile che può renderle castranti. Oggi l’uomo soffre di una certa apprensione riguardo al giudizio della partner: più di metà degli uomini dell’indagine Pfizer ritiene le donne sempre più esigenti in amore e dichiara di sentirsi sempre più intimidito, fenomeno ancora più pronunciato in caso di problemi.

dati statistici Pfizer

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