giovedì 29 luglio 2010

 
 
a cura del dr. Alessandro G. Littara

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Il deficit erettile

Prima di affrontare questa patologia dal punto di vista diagnostico e terapeutico, è bene avere una conoscenza del meccanismo dell’erezione. L'erezione" è il risultato finale di una complessa serie di meccanismi psicologici e fisici. Il desiderio sessuale, che è il cardine di tutto, determina un arrivo massiccio di sangue all'interno del pene che, gradualmente, aumenta di dimensioni fino a raggiungere uno stato di rigidità. Tutto ciò è il risultato della collaborazione di fattori "psicologici", "ormonali ", "nervosi " e "vascolari". Il pene è formato essenzialmente da tre cilindri, uno inferiore attraverso cui passa il canale che porta l'urina (uretra) e due superiori, appaiati uno accanto all'altro, detti corpi cavernosi. I corpi cavernosi sono fondamentali per l'erezione. Hanno una struttura che ricorda molto una spugna e sono in grado di accogliere il sangue, affluito attraverso le arterie, fino a quando lo permette la dilatazione di una guaina fibrosa che li avvolge. Durante la fase di flaccidità, le trabecole che costituiscono l'intelaiatura della spugna sono contratte, riducendo così l'ampiezza delle cavità. Ciò permette il passaggio di una quantità minima di sangue, giusto il necessario per le richieste metaboliche basali.

Al momento dell'erezione, le trabecole si rilassano e le arterie peniene si dilatano. Una grande quantità di sangue affluisce nelle caverne dei corpi cavernosi: il pene aumenta le proprie dimensioni fino a raggiungere lo stato di rigidità. A questo punto, il sangue viene come intrappolato all'interno dei corpi cavernosi, permettendo di mantenere la rigidità per tutta la durata del rapporto sessuale. Al momento opportuno, i meccanismi che hanno determinato l'erezione vengono a cessare: il sangue si allontana velocemente dei corpi cavernosi e il pene ritorna allo stato di flaccidità. Si comprende bene, quindi, che alla base dell'erezione sta un complesso gioco di cofattori, il cui risultato finale è l'arrivo massivo (è allora che inizia l'erezione) e successivamente lo stoccaggio di sangue all'interno dei corpi cavernosi (per mantenere una erezione duratura).

Per impotenza, o più correttamente per deficit erettivo, si intende l'incapacità, costante o anche solamente saltuaria, di ottenere o mantenere una erezione di rigidità adeguata, per un rapporto sessuale soddisfacente. Pertanto tale situazione comprende un ampio spettro di quadri clinici che vanno da deficit erettivi modesti o saltuari sino alla completa e costante assenza di erezione. In passato questa situazione veniva vissuta con grande ansia e spesso vi erano grosse difficoltà nel prendere piena coscienza del problema e nel cercare di risolverlo. L'incapacità di avere rapporti soddisfacenti viene ancora oggi vissuta come una specie di difetto vergognoso da celare non solo agli amici più fidati, ma anche al medico. Riesce difficile vivere questa situazione come una "malattia" qualsiasi, da affrontare e curare come facciamo normalmente. Ciò è sbagliato, perché, grazie ai recenti ritrovati terapeutici, si possono ottenere notevoli successi nel trattamento della disfunzione rettile, restituendo all'individuo una soddisfacente vita sessuale, fiducia e autostima.

La diffusione del problema
Dai dati a nostra disposizione risulta che il problema è piuttosto diffuso, interessando circa 3 milioni di individui in Italia, cioè il 10-12% della popolazione tra i 18 e i 65 anni, senza distinzione di censo o di professione. È una cifra sorprendentemente alta. Nel mondo sono circa 55 milioni i maschi affetti: il 10% della popolazione con età superiore a 21 anni; il 20% della popolazione con età attorno ai 40 anni, il 25% della popolazione con età attorno ai 65 anni. È verosimile ritenere che le cifre siano addirittura più alte. La sottostima è imputabile alle difficoltà che i pazienti con deficit erettivo incontrano tuttora nel manifestare i loro problemi sessuali al medico. D'altra parte gli stessi pazienti si devono rendere conto che solo avendo confidenza e fiducia nel medico curante e successivamente nello specialista, si può giungere alla individuazione della causa del problema e alla sua risoluzione. E' per questo che il paziente deve vincere il proprio imbarazzo e fornire al medico tutte le informazioni necessarie per il corretto inquadramento della patologia. Benché il disturbo colpisca il maschio, è indubbio che la partner ne viene pesantemente e costantemente coinvolta. La compagna è il primo estraneo che si accorge che c'è qualcosa che non va. A volte resta una spettatrice, più spesso partecipa attivamente, in senso positivo o negativo, alla nuova situazione di coppia, assumendo il ruolo di alleata o, al contrario, di giudice severo. Comunque, come si può ben immaginare, la comprensione e la disponibilità della partner sono di fondamentale importanza per fornire il supporto psicologico, indispensabile alla soluzione del problema "impotenza".

probabilità di impotenza completa o moderata  
nel Massachusetts Male Ageing Survey

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