giovedì 29 luglio 2010

 
 
a cura del dr. Alessandro G. Littara

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Cuori sensibili: meglio astenersi?

Di fronte a un problema cardiaco, i disturbi erettili passano spesso in secondo piano. Tuttavia, è impossibile ignorare il loro impatto sulla qualità della vita. Quando potrò di nuovo fare l’amore? E se avessi problemi a causa delle medicine? I farmaci che inducono l’erezione sono pericolosi per il cuore? Le risposte alle domande più comuni.

Il paziente cardiopatico deve spesso confrontarsi con i disturbi erettili, e spesso non è facile affrontare questo aspetto della situazione con il cardiologo. Una grande proporzione dei disturbi erettili è di origine organica, cioè causata da una malattia fisica, come il diabete e i disturbi vascolari. Il Massachusetts Male Aging Study, un importante studio epidemiologico realizzato negli Stati Uniti nel 1994, mostra che i disturbi dell’erezione riguarderebbero il 9.6% degli uomini tra 40 e 70 anni, una percentuale che raggiunge il 15% negli ipertesi, praticamente 1 paziente su 7. Un recente studio condotto in Spagna e pubblicato sul Journal of Urology precisa l’aumento del rischio di problemi sessuali in funzione della malattia:

patologia

moltiplicazione del rischio di disturbo erettile

diabete

4

ipertensione

1.58

ipercolesterolemia

1.63

disturbo vascolare periferico

2.63

problemi cardiaci

1.79

Come spiegare queste cifre? Si possono distinguere due grandi cause:

  • le malattie cardiovascolari come l’ipertensione, l’aterosclerosi (colesterolo, diabete…) comportano una modificazione della parete delle arterie. Il passaggio del sangue nei vasi viene compromesso, e l’erezione alterata di conseguenza. Non a caso la disfunzione erettile può essere rivelatrice dell’evoluzione delle malattie cardiovascolari

  • anche molti farmaci possono avere un impatto sulla sessualità del paziente. Alcuni studi riportano la difficoltà a mantenere l’erezione negli ipertesi trattati rispetto a quelli non trattati. Questi effetti secondari non sono privi di conseguenze: in presenza di problemi erettili, molti pazienti abbandonano il trattamento farmacologico dell’ipertensione, mettendo a rischio la propria salute

Purtroppo non tutti i pazienti parlano così apertamente della propria intimità, e molti esitano a porre al medico questa importantissima domanda: “quando posso riprendere l’attività sessuale?”, specie quando la credenza popolare suggerisce che astenersi è meglio. Infine, anche le ripercussioni psicologiche della malattia possono alterare la libido, la paura dell’infarto può far temere che le storie d’amore finiscano male…

Spesso si tende a sovrastimare il livello di sforzo fisico e la sollecitazione cardiaca legati all’attività sessuale. Recenti lavori hanno permesso di valutarla. Risultato: in confronto a un’attività fisica e a una risposta emotiva intensa, il coito rappresenta un debole rischio di infarto del miocardio. Il rischio di morte improvvisa direttamente legata all’amore carnale è quasi irrilevante: da 0.9 a 1.3%. Insomma, l’attività sessuale rappresenta uno sforzo fisico di intensità moderata, perciò un paziente coronaropatico che può sopportare una moderata attività fisica non avrà controindicazioni all’atto sessuale. In caso di dubbio (palpitazioni, “fiatone”, tabagismo importante…) il cardiologo può sottoporre il paziente alla prova sotto sforzo: i pazienti coronaropatici che hanno un risultato negativo (nessun dolore con uno sforzo di 60 Watt) non rischiano una crisi anginosa durante l’atto. Le raccomandazioni emerse durante la conferenza di Princeton consentono oggi di orientare la terapia del disturbo erettile in funzione del livello di rischio cardiovascolare: un precedente recente di infarto del miocardio, una grave insufficienza cardiaca, un angor (dolore provocato dalla sofferenza cardiaca) o una ipertensione restano controindicazioni formali, così come l’associazione dei derivati nitrati al sildenafil (Viagra®). Tutto sommato, nel paziente coronaropatico stabile e al di fuori dall'interazione con altre specialità, la cura farmacologica dei disturbi erettili è possibile.

Viagra: fine di una cattiva reputazione
Poco dopo la sua introduzione sul mercato, la comparsa di incidenti cardiaci in uomini trattati con il sildenafil ha seminato il dubbio nel pubblico. Anche se la responsabilità del farmaco non era stata dimostrata, la notizia ha suscitato una certa preoccupazione. Dopo le indagini è risultato chiaro che l’88% dei pazienti esaminati presentava almeno un fattore di rischio cardiovascolare. Da allora, i molti altri lavori scientifici pubblicati in merito hanno dimostrato l’efficacia e la buona tollerabilità del sildenafil anche nei pazienti con una patologia cardiovascolare (ipertensione, diabete, coronaropatia…). I risultati di questi studi hanno portato la Commissione Europea del Farmaco a modificare la tabella riassuntiva delle caratteristiche del prodotto, confermando così la tollerabilità cardiovascolare del sildenafil nei pazienti con malattia coronarica nota. Anche gli altri trattamenti farmacologici della disfunzione erettile comunicano regolarmente riguardo alla tolleranza cardiovascolare dei loro prodotti. Tenuto conto delle condizioni di prescrizione ormai consolidate e dell’impatto sulla qualità complessiva della vita, i pazienti affetti da disturbi cardiovascolari non hanno più ragione per tacere i loro problemi erettili. Dopo una valutazione accurata dei disturbi e dello stato di salute cardiovascolare del paziente, si possono suggerire modifiche del trattamento associate a consigli per l’igiene di vita, o procedere al trattamento farmacologico dei disturbi sessuali. Esclusi i casi di fragilità cardiovascolare nota, molti studi assimilano l’attività sessuale a un’attività fisica come un’altra.

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