giovedì 29 luglio 2010

 
 
a cura del dr. Alessandro G. Littara

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Sessualità e malattia cardiaca

La sessualità può essere compromessa da eventi di ogni genere che capitano nella vita, come le preoccupazioni finanziarie, i conflitti professionali e le malattie, in particolare la malattia cardiaca. Questo tipo di patologia tocca l’essere umano in tutta la sua vulnerabilità; si lotta tutta la vita per creare e conservare il vigore, l’energia, il piacere, la soddisfazione, l’integrità, la coscienza, la libertà e la responsabilità, e non a caso l’infarto del miocardio può essere l’incidente più traumatizzante nella vita di una persona. In genere, per la maggior parte degli altri malati la convalescenza è un periodo pieno di speranza, in cui la ripresa delle relazioni sessuali rappresenta una sorta di conferma che “la prova è terminata”. L’intimità ritrovata assume una dimensione particolare proprio grazie al fatto che durante la malattia è stata accantonata: in questo contesto, il piacere sessuale apporta un prezioso sollievo alla tensione, e rappresenta un invito alla distensione e alla pace.

Di solito, all’uscita dall’ospedale il paziente riceve molti consigli riguardo alla dieta, l’esercizio, gli svaghi, il controllo del peso e i pericoli del fumo, ma troppo spesso la ripresa dei rapporti sessuali viene ignorata. Molti studi hanno dimostrato che la causa più importante della diminuzione dei rapporti sessuali postinfarto è dovuta alla mancanza di informazioni. Per molti cardiopatici, la convalescenza diventa un periodo ansiogeno, caratterizzato dalla mancanza di qualsiasi attività sessuale, accuratamente evitata per timore di una nuova crisi cardiaca. Insomma, cosa bisogna fare sul piano sessuale? Che cosa è permesso e che cosa è proibito?
 
Dopo un infarto o un ictus, la persona malata deve tener conto di alcune indicazioni e controindicazioni quanto alla ripresa dell’attività sessuale. Le principali controindicazioni riguardano le attività sessuali svolte in condizioni stressanti, come le relazioni extraconiugali, i rapporti subito dopo un pasto, quelli vissuti in un ambiente troppo caldo o troppo freddo. Per diminuire lo stress, si consiglia in genere di ricominciare gradualmente l’attività sessuale, evitando alcuni comportamenti a rischio: i rapporti anali, e le posizioni sessuali che richiedono un intenso sforzo fisico.

Attività sessuale e malattia cardiovascolare
Il fantasma della morte durante il coito provoca spesso più stress al sistema cardiovascolare che il rapporto sessuale in sé…

La paura di morire
Chiunque abbia sfiorato la morte teme di incontrarla di nuovo, ed è proprio questa la paura che vivono moltissime persone che hanno avuto una crisi cardiaca o un incidente vascolare cerebrale. Spesso condivisa dal partner, questa paura può condizionare notevolmente il desiderio della coppia, e di conseguenza, diminuire o azzerare l’attività sessuale. Molte persone credono a torto che la loro vita sessuale sia terminata perché associano l’invecchiamento e la malattia con la fine della vita sessuale attiva, ma per quelle che affrontano le prove con ottimismo e scelgono la vita invece di lasciarsi abbattere dalla fatalità, la sessualità è il contesto per eccellenza in cui provare a se stessi che si è ancora vivi. La sessualità può allora essere diversa da prima,
ma rappresenta ancora l’occasione per ricreare con il partner nuovi modi di incontro erotico.

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